Integral Neurosoma
Highlights
L’asimmetria è una risorsa, non un limite – Il corpomente non è progettato per essere perfettamente simmetrico; accettare e comprendere questa realtà permette di muoversi con maggiore consapevolezza e fluidità.
Fascia e la biotensegrità guidano il movimento – Il tessuto connettivo distribuisce tensioni e forze in modo unico per ogni individuo, e lavorare in sintonia con questi principi aiuta a liberare rigidità senza imporre correzioni forzate.
L’ascolto è la chiave del riequilibrio – Affinare la propriocezione consente di trasformare le asimmetrie in risorse, migliorando l’adattabilità e la qualità del movimento in modo naturale e intelligente.
L’asimmetria è naturale e necessaria
Osservando il modo in cui ci muoviamo, è facile notare che un lato sembra sempre rispondere meglio dell’altro. Una gamba si solleva con più facilità, un braccio è più fluido, una torsione è più ampia. Spesso questa differenza viene percepita come un limite da correggere, ma in realtà è una caratteristica fondamentale del nostro essere.
Il corpomente non è una struttura perfettamente simmetrica: ogni organo, tessuto e sistema risponde a dinamiche uniche. Il diaframma ha una forma differente da un lato all’altro, il cuore è spostato a sinistra, il fegato crea una maggiore stabilità a destra. Anche a livello neuromuscolare, la lateralità influenza l’equilibrio e la coordinazione, rendendo ogni lato del corpomente un universo vibrante.
Più che un problema da risolvere, questa asimmetria è una strategia evolutiva che ci permette di muoverci con efficienza, adattandoci all’ambiente e alle necessità quotidiane.
La fascia e la distribuzione delle tensioni
La fascia, il tessuto connettivo che avvolge muscoli, ossa e organi, è una rete dinamica che distribuisce forze e tensioni nel corpomente. Le sue linee di trazione non sono mai perfettamente uguali sui due lati, perché riflettono le abitudini posturali, i gesti ripetitivi e gli schemi di movimento costruiti nel tempo.
Lavorare con la fascia significa ascoltare queste differenze senza forzarle, lasciando che la fluidità emerga gradualmente. Piccole variazioni nell’angolazione, nella pressione e nel ritmo del movimento permettono alla fascia di riorganizzarsi, liberando rigidità e migliorando la comunicazione tra le parti.
Il lavoro consapevole sulla fascia è fondamentale e necessario.Per questo motivo dedichiamo molto al cosiddetto "lavoro dei tiranti" nella nostra formazione Yoga Yin, perchè imparare come gestire queste qualità interne ha un enorme potere trasformativo.
Ciò va di pari passo con concetto di biotensegrità e alle sue pratiche, alle quali pure dedichiamo un'importante attenzione, poichè ci aiutano a comprendere come il corpomente trovi equilibrio attraverso la distribuzione dinamica della tensione. Non esiste una parte isolata: ogni movimento influenza l’insieme.
Quando un lato sembra più limitato, il sistema sta compensando altrove per mantenere stabilità. Lavorare con questa consapevolezza significa smettere di cercare una simmetria assoluta e iniziare a esplorare il movimento come un gioco di tensioni, rilasci e adattamenti continui.
Come lavorare in modo intelligente
Invece di forzare il lato meno agile, ascoltare la qualità del movimento e lasciare che la fascia trovi nuove possibilità di espansione.
Alternare movimenti dinamici e momenti di rilascio passivo per stimolare la resilienza fasciale e il riequilibrio naturale.
Integrare la percezione della tensione in tutto il corpomente, senza focalizzarsi solo sulla parte che sembra più rigida.
Usare il respiro come strumento di dialogo con la fascia, permettendo al sistema di riorganizzarsi senza sforzo.
Ricordarsi sempre che il corpomente non e fatto di parti assemblate, ma di un unicum che risponde organicamente al tutto.
Ascolto e propriocezione: il ruolo della consapevolezza nel riequilibrio
Accorgersi delle asimmetrie è il primo passo per trasformarle in risorse. Un lato più contratto o meno reattivo non è solo un limite, ma un segnale che il corpomente ci offre. Attraverso un ascolto profondo e senza giudizio, possiamo affinare la propriocezione, percependo con maggiore chiarezza come il movimento si organizza dall'interno. Non si tratta di imporre un equilibrio artificiale, ma di permettere al sistema di trovare il proprio adattamento dinamico, lasciando emergere nuove possibilità di coordinazione e fluidità.
Accogliere la difficoltà come parte del processo
Ogni trasformazione passa attraverso una fase di difficoltà. E infatti a volte l'asimmetria è il riflesso di una disfunzionalità. Va bene, succede, possiamo trovarci in questa situazione. Anzi, ci siamo sicuramente trovati in questa situazione, o ci stiamo proprio adesso, a seguito, per esempio, di un trauma, dei processi cosiddetti "degenerativi" (attenzione ai condizionamenti culturali!!), etc. A volte questa condizione "asimmetrica e sfidante" si manifesta come fatica, tristezza o un senso di sconforto. È naturale e necessario attraversare questi momenti senza respingerli o negarli, ma accogliendoli come parte dell’esperienza. Il lavoro sulle asimmetrie, così come ogni percorso di crescita, non consiste (o quantomento non sempre) nel lottare contro ciò che percepiamo come un limite, ma nel viverlo pienamente, lasciando che si integri e trovi un nuovo spazio dentro di noi. Quando riusciamo a rimanere presenti nel processo, il passaggio dalla difficoltà alla risposta avviene in modo organico: ciò che sembrava un ostacolo si trasforma in una nuova possibilità, aprendo prospettive inaspettate. Ogni tensione, se ascoltata, può rivelarsi una porta d’accesso a un livello più profondo di consapevolezza e fluidità.
Quindi, più che cercare di "eliminarla", possiamo osservare come l’asimmetria ci guidi verso una maggiore consapevolezza. Lavorare con intelligenza sulle differenze tra i due lati significa accogliere la naturale capacità di adattamento del corpomente, trovando equilibrio non nella simmetria ma nella fluidità dell’esperienza.
Lavorare con l’asimmetria non significa forzarla a scomparire, ma ascoltarla e integrarla, affinché il corpomente trovi il suo equilibrio naturale attraverso la fluidità e l’intelligenza del movimento. L’ascolto attento e la sensibilità al movimento ci mostrano che l’equilibrio non è qualcosa da raggiungere con la forza, ma qualcosa che emerge quando impariamo a lasciare spazio al dialogo tra le parti.
Pratica di Yoga Yin. Somatica Community, Trieste.
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